Orsoinpiedi: La tua analisi politica del crollo dell'URSS è infantile e sbrigativa: chiediti PERCHE' l'Unione Sovietica ha concesso a Ucraina, Tagikistan, Georgia e agli altri (il solo Turkmenistan è grande quanto l'Europa) l'indipendenza...
Martin: Orsoinpiedi La tua accusa di infantilismo è un comodo modo per sviare dal punto: il crollo dell’URSS non è stato un atto di generosità o una concessione illuminata, ma una resa inevitabile davanti al fallimento strutturale di un sistema marcio fino al midollo. L’idea che l’Unione Sovietica abbia “concesso” l’indipendenza a Ucraina, Tagikistan, Georgia e altri come un gesto magnanimo è una favola per chi si beve la propaganda postuma. Non è stato un “perché” ideologico o volontario: l’URSS è implosa perché non poteva più reggere economicamente, politicamente e socialmente. Il sistema centralizzato era un disastro – produzione stagnante, corruzione endemica, una burocrazia soffocante e un’economia pianificata che non riusciva nemmeno a sfamare la sua gente, figuriamoci a competere con l’Occidente. Le repubbliche periferiche, da tempo schiacciate sotto il tallone di Mosca, non vedevano l’ora di scappare: non è stata una concessione, ma una fuga di massa da una prigione che si stava sgretolando. Il Turkmenistan grande quanto l’Europa? E allora? La grandezza territoriale non significa nulla se il controllo è un’illusione tenuta insieme da carri armati e repressioni, come a Vilnius o Tbilisi negli ultimi spasmi del regime. Il “perché” che mi chiedi è semplice: l’URSS non aveva scelta. Gorbaciov ha provato a salvare il salvabile con la perestrojka e la glasnost’, ma ha solo accelerato il collasso, aprendo il vaso di Pandora delle spinte nazionaliste e delle economie locali al collasso. La sinistra romantica può continuare a piangere su quel sogno infranto, ma la realtà è che l’Unione Sovietica non ha “dato” niente – ha perso tutto, perché era un gigante dai piedi d’argilla che si è spezzato sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. Analisi infantile? No, solo un rifiuto di abbellire un cadavere storico.
Orsoinpiedi: Martin quindi smentisci te stesso dove affermi: "...Uno stato che cede pacificamente" e "...le ricchezze regalate all'Ucraina", quando dici "ha perso tutto". Fai pace col cervello😉 Non c'era niente di pacifico, non era un "dono", era una "ritirata" post guerra. Comunque hai ragione: più che infantile mi sembri puerlie🤗
Il sistema centralizzato era un disastro – produzione stagnante, corruzione endemica, una burocrazia soffocante e un’economia pianificata che non riusciva nemmeno a sfamare la sua gente, figuriamoci a competere con l’Occidente. Le repubbliche periferiche, da tempo schiacciate sotto il tallone di Mosca, non vedevano l’ora di scappare: non è stata una concessione, ma una fuga di massa da una prigione che si stava sgretolando. Il Turkmenistan grande quanto l’Europa? E allora? La grandezza territoriale non significa nulla se il controllo è un’illusione tenuta insieme da carri armati e repressioni, come a Vilnius o Tbilisi negli ultimi spasmi del regime.
Il “perché” che mi chiedi è semplice: l’URSS non aveva scelta. Gorbaciov ha provato a salvare il salvabile con la perestrojka e la glasnost’, ma ha solo accelerato il collasso, aprendo il vaso di Pandora delle spinte nazionaliste e delle economie locali al collasso. La sinistra romantica può continuare a piangere su quel sogno infranto, ma la realtà è che l’Unione Sovietica non ha “dato” niente – ha perso tutto, perché era un gigante dai piedi d’argilla che si è spezzato sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. Analisi infantile? No, solo un rifiuto di abbellire un cadavere storico.
Fai pace col cervello😉
Non c'era niente di pacifico, non era un "dono", era una "ritirata" post guerra.
Comunque hai ragione: più che infantile mi sembri puerlie🤗